Milano Moda Uomo
EEqual: l’essential chic di Ennio Capasa da OVS industry
E= è la formula della nuova moda democratica firmata da Ennio Capasa: il logo di EEqual, la collezione dello stilista di Costume National realizzata con OVS industry. Non una capsule ma un progetto durevole “nell’era della post-opulenza – come sostiene il designer – per dare radici italiane al consumo diffuso”.
Il gruppo industriale (che fa parte di Gruppo Coin) produrrà e distribuirà nei propri store EEqual. “Un prodotto essential chic: non chiassoso ma con contenuti di design moderno”, come l’ha definito Ennio Capasa.
I capi della collezione primavera-estate ’11 costeranno il 30% in più rispetto alla media dei prezzi OVS e saranno in vendita a partire dai primi di marzo 2011. Verranno presentati durante Milano Moda Uomo il prossimo gennaio.
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Il punto in croce/Scervino e in fine…
Smoking di canapa graffiata a petto nudo con gli short militari. Prendiamo in prestito questa uscita della sfilata di Ermanno Scervino che ha chiuso Milano Moda Uomo, per sintetizzare il messaggio stilistico della prossima estate: massimo comfort nobilitato dalla contaminazione con il formale, o addirittura l’evening dress.
Di seguito, i punti chiave di questa svolta mirata a riqualificare l’inarrestabile libertà dell’abbigliamento odierno.
Doppiopetto a 6 bottoni versus T-shirt.
Pigiama vs pantalone.
Hot pant vs bermuda.
Slipper vs ciabatte.
Espadrillas vs sandali.
Seta lavata vs jeans.
Jersey grigio vs grisaglia.
Maltinto vs unito.
Il Vetriolo
Il punto in croce/Giorgio D – Armani Squared2
Vediamo di rimettere ordine: mentre Armani ha presentato un “anticonformista” che usa il classico solo per estendere a tutte le occasioni d’uso lo sportswear, DSquared2 – creatori sempre un po’ impertinenti – hanno rimesso in ordine le carte dell’eleganza.
I due stilisti hanno lanciato un American Gigolò dei giorni nostri, con jeans a vita alta, a tratti addirittura con la piega cucita, camicia di seta col collo rigido e giacca doppiopetto a 6 bottoni. Nel suo guardaroba non mancano tutti i classici del “fighetto”: il blazer da yachtman, la giacca di pelle e il maglioncino da annodare sulle spalle stile Portofino. All’appello risponde persino la camicia di seta da blagueur con stampe a cinghini trompe-l’oeil, omaggio a Roberta di Camerino.
LO SPORT CONFORMIZZATO
Inversione delle parti tra lo stilista più sobrio (che nei giorni scorsi ha lanciato nell’Emporio bermuda sui fuseaux, pelle e catene) e i due enfant terrible che solo la scorsa stagione avevano riversato in passerella un sanguinolento The Rocky Horror Picture Show?
Forse si tratta solo di una confluenza nel delta di uno stesso fenomeno: la nuova generazione di sportswear nobilitata dal classico. Per cui, Armani che era un tradizionalista, vira verso l’anticonformismo. E i trasgressivi DSquared2 danno una bella ripulita al loro uomo, stanchi di vederlo, dicono loro stessi, “con la vita bassa e le mutande in vista”. Obiettivo comune: fare cassetto, cercando di vestire un po’ più a puntino un genere maschile sempre più svestito e “smandrappato”.
Il V.
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Il punto in croce/Armani: il dono dell’obliquità
Niente sera. Con estremo senso di concretezza, Giorgio Armani pensa piuttosto a rinnovare la classica giacca che è riemersa da queste sfilate, protagonista più che mai, purchè rivisitata. E allora, ecco il nuovo blazer con i lembi finali obliqui, modello dinner jacket. Doppiopetto? A go go ma col collo a scialle.
Insomma, in una contaminazione delle contaminazioni, se è vero che non c’è lo smoking istituzionale, è altresì indiscutibile che si ritrovino tracce del tuxedo e dei suoi affini in inediti capi spalla paradossalmente anticonformisti. Sicché, il gilet anatomico è di maglia e funge da parafreddo sulle T-shirt aderenti. Così, come il colletto rigido da papillon, nelle camicie diventa un listino alla coreana. Rivoluzione anche nel colore, dove Armani affianca ai suoi neutri, tocchi solari di giallo e verde. Applausi a scena aperta per il finale in azzurro spezzato da pantaloni a righe in tinta.
Eliminata pure l’ultima uscita riassuntiva, Armani appare all’improvviso dopo i modelli, a chiudere il cerchio di questo nuovo teorema anticonformista. Dimostrato perfettamente.
Il V.
Il punto in croce/Iceberg: un casino preciso
Metti che un figlio, anche un po’ dispettoso, decida di attingere dal guardaroba del padre e stravolgerlo. Otterrai la formula vincente di Iceberg che reinterpreta in maglia una serie di grandi classici, bucandoli, smagliandoli, stingendoli e spruzzandoli.
Così, se il principe di Galles diventa la trama grezza di una giacca-cardigan, il blazer con 5 bottoni alla Corto Maltese si trasforma in un capo spalla con le 4 tasche della coreana. Mentre, le nuove giacche magari in tessuto tecnico da bomber, finiscono con il profilo di maglia dei giubbotti.
“Se un tempo – spiega il direttore artistico della griffe, Paolo Gerani – il classico tendeva all’informale, ora è lo sportswear ad arricchirsi col classico. Per una generazione che sembrerebbe intenzionata a recuperare un minimo di stile. Senza per questo rinunciare alla comodità”. Per dirla fuori dai denti, un gran casino. Ma di estrema precisione.
Il V.








